Illuminare un quadro sembra una questione di faretti, ma in realtà si decide prima: dove passa il binario, quanto è luminosa la sala, che cosa deve vedere per primo chi entra. Il faretto viene alla fine. Se la geometria è giusta va bene anche un apparecchio da pochi watt; se è sbagliata, nessun faretto la salva.
In questa pagina ci sono i numeri per farlo bene, con un calcolatore che ti dà distanza dalla parete, fascio e candele per la tua parete. Valgono per un museo, una galleria, uno studio o il salotto di casa. La parte sulla conservazione, cioè dose annua, danno per lumen e UV, è nella guida sulla luce nei musei.
1. Luce generale e luce d'accento: due lavori diversi
In una sala con opere esposte lavorano due luci, con scopi diversi:
- la luce generale serve a muoversi, orientarsi e leggere lo spazio: pavimento, passaggi, didascalie;
- la luce d'accento serve a far vedere l'opera e a dire dove guardare.
L'errore più comune è dare troppa luce generale. L'occhio si adatta alla luminosità media della sala: se la sala è chiara, anche 150 lux sul quadro sembrano pochi e l'opera si spegne. Se la sala è in penombra, gli stessi 150 lux bastano e il quadro emerge. Conta il rapporto fra opera e parete, non il valore assoluto.
| Rapporto opera / parete | Effetto | Dove si usa |
|---|---|---|
| 1:1 | Tutto uguale, nessuna gerarchia | Uffici, corridoi |
| 3:1 | L'opera si distingue in modo naturale | Quadrerie, pareti piene, case |
| 5:1 | L'opera è chiaramente il punto focale | Musei, gallerie |
| 10:1 | Effetto teatrale, l'opera "galleggia" nel buio | Opere singole, pale d'altare, sculture |
Oltre 10:1 l'occhio fatica a passare dall'opera alla sala e i dettagli scuri del quadro si perdono. Con le opere sensibili (carta, tessuti) il rapporto si ottiene abbassando la luce generale, non alzando quella sull'opera: 50 lux sono pochi solo se intorno ce ne sono 300.
2. L'angolo: 30 gradi, e il perché
Il faretto si punta sul centro del quadro con un angolo di circa 30 gradi rispetto alla verticale. Non è una convenzione estetica: è geometria. Vernice e vetro si comportano come uno specchio e rimandano l'immagine del faretto con lo stesso angolo con cui la luce arriva. A 30 gradi il riflesso cade sul pavimento davanti all'osservatore; con angoli più piccoli sale fino agli occhi.
Si lavora fra 28 e 35 gradi. Sotto i 25 si vede la sorgente riflessa; sopra i 40 la luce diventa radente, la cornice fa ombra sulla parte alta e la trama della tela emerge.
3. Distanza dalla parete e fascio
Con il centro del quadro a 1,60 m, l'altezza corrente nei musei, la tabella dà distanza dalla parete, distanza di tiro e fascio che serve per coprire in larghezza un quadro largo 1,2 m o 0,6 m:
| Altezza faretto | Distanza dalla parete | Tiro | Fascio, quadro largo 1,2 m | Fascio, quadro largo 0,6 m |
|---|---|---|---|---|
| 2,70 m | 0,64 m | 1,27 m | 51° | 27° |
| 3,00 m | 0,81 m | 1,62 m | 41° | 21° |
| 3,30 m | 0,98 m | 1,96 m | 34° | 17° |
| 3,60 m | 1,15 m | 2,31 m | 29° | 15° |
| 4,00 m | 1,39 m | 2,77 m | 24° | 12° |
| 4,50 m | 1,67 m | 3,35 m | 20° | 10° |
| 5,00 m | 1,96 m | 3,93 m | 17° | 9° |
Per questo il binario va posato alla distanza giusta prima di sapere quali quadri arriveranno: se è troppo vicino alla parete, l'angolo è sbagliato per sempre. Sopra i 4,5 m conviene scendere con un binario sospeso: con faretti a soffitto servono fasci molto stretti e ogni cambio di allestimento richiede il trabattello.
Calcolatore: il faretto giusto per il tuo quadro
4. Quanti lux, e quante candele
Il livello sull'opera lo decide la sensibilità dei materiali. Sono i valori di UNI 10829 e CIE 157, quelli che si trovano nei capitolati:
| Categoria | Materiali | Illuminamento |
|---|---|---|
| Molto sensibili | Acquarelli, disegni, stampe, tessuti, pergamene, fotografie | 50 lux |
| Sensibili | Dipinti a olio e tempera, tavole, legno, avorio, lacche | 150 lux |
| Poco sensibili | Pietra, metallo, ceramica, vetro, mosaico, gesso | 300 lux e oltre |
Dai lux si passa alle candele, che è il numero da cercare sulla curva fotometrica del faretto. Con puntamento a 30° la luce arriva sulla parete inclinata di 60° rispetto alla perpendicolare, quindi:
| Tiro | per 50 lux | per 150 lux | per 300 lux |
|---|---|---|---|
| 1,27 m (faretto a 2,70) | 160 cd | 480 cd | 970 cd |
| 1,62 m (faretto a 3,00) | 260 cd | 780 cd | 1.570 cd |
| 1,96 m (faretto a 3,30) | 390 cd | 1.160 cd | 2.310 cd |
| 2,31 m (faretto a 3,60) | 530 cd | 1.600 cd | 3.200 cd |
| 2,77 m (faretto a 4,00) | 770 cd | 2.300 cd | 4.610 cd |
| 3,35 m (faretto a 4,50) | 1.120 cd | 3.360 cd | 6.730 cd |
Sono valori piccoli: per un quadro non serve potenza, serve controllo. Un faretto da pochi watt con l'ottica giusta fa i 150 lux di un olio a 2 metri. La differenza la fanno il fascio, la schermatura e la resa del colore. Sulla pagina di ogni prodotto ACSE il simulatore ti dà lux e diametro della macchia alla tua distanza, calcolati dalla fotometria dell'ottica.
5. Uniformità: dove puntare il centro del fascio
Con il faretto in alto, la parte bassa del quadro è più lontana e riceve la luce più inclinata. Con lo stesso fascio pieno, su un quadro alto 1 m visto da 3 m di altezza il bordo basso riceve circa cinque volte meno luce del bordo alto. Rimedi, in ordine:
- puntare il centro del fascio un po' sotto il centro del quadro: la parte alta resta coperta dal bordo del fascio, quella bassa prende il picco;
- ottica ovale per i quadri rettangolari, con l'asse lungo sul lato lungo del quadro: la luce resta sull'opera e non sulla parete;
- due faretti per i quadri larghi più di 2 m o molto alti, ognuno su una metà;
- snoot o sagomatore quando il bordo della luce deve fermarsi sulla cornice.
6. Riflessi: è geometria, non potenza
Abbassare la luce non toglie il riflesso, perché si abbassa anche il quadro. Immagina il vetro come uno specchio e chiediti dove finisce l'immagine del faretto: se finisce all'altezza degli occhi, a uno o due metri dal quadro, il problema c'è; se finisce sul pavimento, non lo vedrà nessuno. Contromisure, in ordine di costo:
- alzare l'angolo verso i 35° allontanando un po' il faretto dalla parete;
- usare faretti con sorgente ben schermata (snoot, nido d'ape), così si riflette un punto piccolo e non un disco luminoso;
- inclinare il quadro in avanti di pochi gradi, come nelle quadrerie storiche;
- vetro antiriflesso sull'opera, quando è autorizzato.
7. Sculture e oggetti tridimensionali
Un quadro è una superficie; una scultura è un volume, e un volume si legge con le ombre. Per questo la luce frontale e piatta che va bene su un dipinto su una statua la appiattisce. Lo schema base usa tre luci:
- principale: dall'alto e di lato, a 30-45° dalla verticale e 30-45° dall'asse di vista, disegna le forme;
- riempimento: dal lato opposto, da un terzo alla metà della principale, apre le ombre senza cancellarle;
- controluce (facoltativa): da dietro e dall'alto, stacca la sagoma dallo sfondo.
Da evitare la luce sola dallo zenit, che scurisce occhi e volti, e la luce da sotto, che deforma i lineamenti e abbaglia chi guarda. Per gli oggetti in vetrina il problema cambia: luce dentro la teca, riflessi sui vetri e calore. Lo trattano la guida musei e il calcolatore per teche.
8. Pareti piene: faretti o wall washer
Un faretto per ogni quadro quando le opere sono distanziate e ognuna deve emergere. Un wall washer o una fila di faretti larghi quando la parete è piena, come in una quadreria, e serve una luce uniforme dall'alto in basso. Il wall washer su un quadro solo, in mezzo a una parete vuota, illumina più muro che opera e abbassa il contrasto.
9. Colore della luce e resa
Per pittura antica, dorature e incarnati si usa di solito 3000 K: ai livelli bassi di un museo una luce calda appare più naturale e gradevole di una fredda. Per arte contemporanea, bianco e nero e fotografia si sale spesso a 3500-4000 K. Tutti i faretti di una sala devono avere la stessa temperatura di colore e lo stesso bianco: due apparecchi con LED di bin diversi, uno accanto all'altro, fanno un bianco rosato e uno verdognolo. Per questo si chiede una tolleranza entro 3 step MacAdam.
Più della temperatura conta la resa cromatica: CRI almeno 90 e un R9 (il rosso saturo) dichiarato, perché il CRI generale non lo comprende. Con R9 basso i rossi diventano terrosi e gli incarnati grigi. La spiegazione completa è nella pagina CRI 90 e R9.
10. Gli errori che si vedono più spesso
- Binario troppo vicino alla parete: angoli di 10-15°, riflesso garantito e nessun rimedio senza rifare l'impianto.
- Troppa luce generale: la sala è chiara e le opere sembrano spente anche con molti lux.
- Fascio largo su un quadro piccolo: si illumina la parete e il quadro sparisce.
- Luce da sotto da terra o da una piantana: ombre invertite e abbagliamento.
- Faretti con bianchi diversi sulla stessa parete.
- Rispettare i lux e fermarsi lì: il danno dipende anche dalle ore di accensione, cioè dalla dose annua (vedi guida musei).
11. Domande frequenti
Circa 30 gradi rispetto alla verticale, misurati sul centro del quadro. E' l'angolo che manda il riflesso del faretto verso il pavimento, fuori dagli occhi di chi guarda, senza essere cosi' radente da far ombra con la cornice. Si lavora fra 28 e 35 gradi: sotto i 25 si vede la sorgente riflessa nel vetro o nella vernice, sopra i 40 la cornice comincia a fare ombra.
E' l'altezza del faretto sopra il centro del quadro moltiplicata per 0,58 (tangente di 30 gradi). Con soffitto a 3 m e centro del quadro a 1,60 m il faretto va a 81 cm dalla parete; con soffitto a 4 m va a 1,39 m. Il calcolatore di questa pagina lo fa per qualunque altezza.
Lo decidono i materiali: 50 lux per carta, acquarelli, disegni, tessuti e fotografie; 150 lux per olio e tempera; 300 lux o piu' per pietra, metallo, ceramica e vetro (UNI 10829, CIE 157). In una casa o in una galleria privata si puo' salire, ma vale lo stesso principio: conta il rapporto fra quadro e parete piu' del valore assoluto.
La luce generale serve a muoversi e a leggere lo spazio; la luce d'accento serve a far vedere l'opera. Se la sala e' gia' luminosa, l'opera non emerge piu' anche con molti lux. Di norma l'opera si tiene da 3 a 5 volte piu' luminosa della parete intorno, fino a 10 volte per un effetto teatrale.
Perche' l'occhio di chi guarda sta sulla direzione in cui il vetro o la vernice rimandano l'immagine della sorgente: l'angolo di riflessione e' uguale a quello di incidenza. Faretto troppo basso o troppo vicino alla parete significa riflesso all'altezza degli occhi. Si risolve spostando il faretto, non abbassando la potenza.
Con almeno due luci: una principale, dall'alto e di lato a circa 30-45 gradi, che disegna le forme con le ombre, e una di riempimento dal lato opposto, piu' debole (da un terzo alla meta'), che apre le ombre senza cancellarle. Una sola luce dall'alto in verticale schiaccia i volumi e scurisce i volti.